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Convivenza oltre 3 anni e nullità matrimoniale: tutela dell’ordine pubblico e rispetto per la fede cattolica.

Convivenza oltre 3 anni e nullità matrimoniale: tutela dell’ordine pubblico e rispetto per la fede cattolica.

Nel dibattito sulla delibazione delle sentenze ecclesiastiche di nullità del matrimonio concordatario, si sta giocando una partita molto più grande di una “semplice” questione processuale.

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 30993) ha rimesso alle Sezioni Unite una domanda cruciale:

la convivenza come coniugi protrattasi per oltre tre anni, già qualificata nel 2014 come limite di ordine pubblico alla delibazione, deve:

  • restare una eccezione in senso stretto, rimessa alla volontà delle parti;

  • oppure diventare un profilo di ordine pubblico rilevabile d’ufficio dal giudice e dal Pubblico Ministero?

Dietro questa scelta tecnica c’è un nodo più profondo:
il rapporto tra giurisdizione ecclesiastica, fede cattolica e libertà religiosa dei fedeli.


Il caso da cui tutto nasce

Il caso concreto è emblematico:

  • matrimonio concordatario protrattosi per oltre vent’anni;

  • due figli;

  • aborti su input del coniuge;

  • sentenza di nullità del Tribunale Ecclesiastico per difetto di discrezione di giudizio e incapacità ad assumere gli obblighi essenziali (can. 1095, nn. 2–3).

La Corte d’appello ha delibato la sentenza ecclesiastica, ritenendo tardiva l’eccezione sulla convivenza ultra-triennale.
Il Pubblico Ministero, invece, ha invitato a superare l’idea di “eccezione in senso stretto”, ponendo le basi per la rimessione alle Sezioni Unite.


Cosa aveva detto il 2014

Nel 2014, le Sezioni Unite (sent. n. 16379) hanno affermato che:

  • la convivenza come coniugi protrattasi per almeno tre anni è un limite di ordine pubblico alla delibazione;

  • ma la sua rilevanza processuale passa attraverso una eccezione di parte.

Era un equilibrio fragile, ma chiaro:

  • lo Stato difende il valore del “matrimonio-rapporto” vissuto nel tempo;

  • tuttavia non rende impossibile, in via automatica, la nullità concordataria, lasciando alle parti la scelta se invocare o meno la convivenza triennale.

In sostanza: se entrambe le parti accettano la sentenza ecclesiastica di nullità, lo Stato non la ostacola d’ufficio.


Il passo in più: rilevabilità d’ufficio

L’ordinanza n. 30993 propone un cambio di passo:
la convivenza ultra-triennale, in quanto limite di ordine pubblico, non dovrebbe dipendere dalla strategia delle parti, ma essere sempre rilevabile d’ufficio.

Qui nascono molte domande:

  • Se ogni volta che emergono tre anni di convivenza il giudice deve bloccare la delibazione, che spazio reale resta all’efficacia civile delle sentenze ecclesiastiche?

  • Non si rischia di trasformare l’ordine pubblico in un muro permanente contro la nullità concordataria, soprattutto nei matrimoni di lunga durata?

  • E, dal punto di vista dei fedeli, cosa significa affidarsi con serietà al Tribunale Ecclesiastico se poi lo Stato può neutralizzare d’ufficio quella decisione?


Una questione anche di fede e di libertà

Per un cattolico, la sentenza di nullità:

  • è il risultato di un percorso complesso, con istruttoria, perizie, testimoni;

  • è una decisione sulla verità del vincolo sacramentale;

  • incide profondamente sulla coscienza, sulla possibilità di un nuovo matrimonio in Chiesa, sulla serenità del cammino di fede.

Se la convivenza triennale diventa un ostacolo automatico, rilevabile sempre d’ufficio, la sensazione è che:

  • la giustizia ecclesiastica venga considerata come qualcosa da controllare e limitare;

  • la libertà religiosa di chi sceglie il percorso di nullità sia compressa da un automatismo processuale;

  • la collaborazione tra Stati e Chiesa rischi di trasformarsi in una sorta di “controlimite anticattolico” mascherato da ordine pubblico.


Perché ha senso mantenere centrale l’iniziativa di parte

Mantenere la convivenza triennale come eccezione di parte significa:

  • rispettare la responsabilità personale delle parti nel decidere se opporsi alla delibazione;

  • dare spazio a chi ritiene ingiusta la nullità dopo una lunga convivenza;

  • ma anche permettere a chi ha percorso seriamente il giudizio canonico di non vedere svuotata la sentenza ecclesiastica da un automatismo d’ufficio.

La vera domanda per le Sezioni Unite, allora, potrebbe suonare così:

Come tutelare davvero l’ordine pubblico senza trasformare la convivenza triennale in uno strumento per rendere quasi inefficace, in via sistematica, la nullità concordataria?


Nel prossimo periodo sarà interessante capire se prevarrà:

  • la logica dell’automatismo d’ufficio,
    oppure

  • una visione più rispettosa del caso concreto, della coscienza delle parti e della libertà di vivere la fede cattolica anche nella dimensione giuridica del matrimonio.

Avv. Maria Pia Capozza

 

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