Spagna, la Chiesa cambia passo sugli abusi: non solo prevenzione, ma riconoscimento e riparazione
In Spagna si è aperta una fase nuova nel modo di affrontare gli abusi sessuali in ambito ecclesiale. Il punto di svolta è rappresentato dall’accordo firmato l’8 gennaio 2026 tra il Governo, la Conferenza Episcopale Spagnola e la Conferenza Spagnola dei Religiosi, poi reso operativo dal protocollo del 30 marzo 2026. Il cuore del sistema è chiaro: offrire una via di riconoscimento e di riparazione alle vittime nei casi in cui il processo penale non sia più praticabile, perché il reato è prescritto o estinto. La riparazione, secondo l’impianto concordato, resta a carico della Chiesa.
Non si tratta soltanto di un nuovo passaggio amministrativo. La vera novità è nel metodo. Il protocollo richiama espressamente dignità, memoria, giustizia e restaurazione; richiede una verifica di verosimiglianza dei fatti denunciati; costruisce un sistema professionale, trasparente, riservato e temporalmente delimitato. Le domande possono essere presentate a partire dal 15 aprile 2026.
C’è poi un dato che vale più di molte dichiarazioni. Le entità ecclesiastiche competenti si impegnano a dare esecuzione alle misure di riparazione adottate in via definitiva. Il protocollo coordina inoltre questo nuovo canale con il PRIVA, il Piano di Riparazione Integrale delle Vittime di Abusi già attivo nella Chiesa spagnola dal luglio 2024: chi sceglie una via, però, non può percorrere anche l’altra. È un sistema pensato per evitare sovrapposizioni e per rendere più ordinata la risposta, pur lasciando alla vittima una scelta iniziale.
Dal punto di vista canonico, il messaggio è ancora più netto. Il can. 1311 ricorda che la Chiesa ha il diritto-dovere di reagire con sanzioni penali per custodire il bene della comunità, restaurare la giustizia, favorire l’emenda del colpevole e riparare lo scandalo. Il can. 1398 colloca espressamente tra i delitti più gravi le condotte contro il sesto comandamento commesse con un minore o con persona che abitualmente ha un uso imperfetto della ragione o con quella alla quale il diritto riconosce pari tutela , comprese le condotte di sfruttamento pornografico e di adescamento.
A ciò si aggiunge un profilo decisivo: la prescrizione può essere oggetto di valutazione. Il Vademecum del Dicastero per la Dottrina della Fede chiarisce che, anche quando il termine di prescrizione appaia decorso, l’Ordinario deve comunque reagire alla notitia de delicto, svolgere l’eventuale indagine previa e trasmettere gli atti al Dicastero, che può persino derogare alla prescrizione nel singolo caso. In altre parole, il tempo che passa non cancella da sé il dovere di valutare, accertare e decidere.
Va poi ricordato Vos estis lux mundi, che impone di predisporre uffici accessibili per la ricezione delle segnalazioni, vieta ritorsioni o discriminazioni contro chi denuncia, esclude che possa essere imposto il silenzio a chi afferma di aver subito il delitto e chiede che la persona ferita sia accolta con dignità, ascolto, sostegno, assistenza spirituale e, quando necessario, anche medica e psicologica.
Per questo il modello spagnolo merita attenzione anche oltre i suoi confini. Quando il giudizio penale non può più essere avviato, resta comunque il dovere di non lasciare il dolore senza nome e senza risposta.
Avv. Maria Capozza