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Benedetta

Benedetta

Seduta su quegli scalini Benedetta, teneva la testa tra le mani. Il sole di maggio riscaldava il buio di quei pensieri di giovane donna.

Non riusciva a capire il senso di quelle parole:

– “…stai parlando con un uomo che ha appena spedito in Congo 22milioni di euro”

Benedetta avvertiva in cuor suo il dubbio, la vanagloria, l’incoscienza, anche stupidità… nonostante, amava quell’uomo…ma chi era veramente…stava raccontando una bugia.. ? O semplicemente la verità? Una verità di cui non si rendeva conto delle conseguenze.

Anna Caterina le si sedette accanto, non dette molto peso a quelle parole quasi farfugliate più a se stessa ..stupidaggini di un ragazzo che già la figura lo descriveva, mingherlino, bambinesco, quasi sciocco a volte…nel costante impellente bisogno di tenere l’orlo della sottana della madre a portata di mano…

Benedetta era preoccupata non capiva quella frase buttata senza motivo, con la spavalderia dell’età dell’incoscienza… ma ne percepiva la gravità perché sapeva, capiva che non era una bugia.

Due giorni prima era andata con lui a Roma, sulla via del corso aveva aspettato, si era seduta ad un bar, preso un caffè. Lo intravedeva poco lontano con due uomini. Uno di questi lo conosceva bene, aveva dormito a casa sua, nella casa di campagna, nella casa della sua famiglia. L’altro forse il notaio. Sicuramente, era il notaio …le aveva detto che doveva andare dal notaio…forse neanche lui sapeva a fare cosa..

Era un giorno di aprile, quei giorni che portano con se la rinascita, il respiro, l’uscita dal freddo dell’inverno, era un bel giorno… dopo sarebbe stato tutto per loro il tempo a venire… era primavera..

Quell’episodio un po’ scentrato, Anna Caterina lo depose nel contenitore del dimenticatoio, dei ricordi inutili…

Le due donne però non sapevano che quel giorno, quel segreto sporco, menato con vanto, avrebbe segnato un punto di partenza nuovo, una frattura del cuore, il dolore, l’addio, la solitudine, l’inganno…

Cosa potevano mai entrare loro in quella storia, uscita dalla fantasia fervida di un ragazzo… una fanciullesca storia di nessuna importanza, una storiella di ventidue milioni spediti in Congo.

Due anni e passa dopo, mentre Anna Caterina stava leggendo un giornale le cade l’occhio su un articolo: “Giornalisti di Report arrestati in Congo. Indagavano su presunte tangenti pagate dall’Eni.”

In Congo? Anna Caterina ripesca in quel cesto accantonato dei ricordi dove era finito, il racconto di Benedetta, in quel giorno di sole che ora appariva amaro. Il Congo non lo aveva dimenticato. Strano paese, chi governa detiene il patrimonio più grande, ma la popolazione è dilaniata da una guerra civile, vive in estrema povertà. Ma anche un paese dove ci sono grossi interessi economici e altissimo è il livello di corruzione.

Che storia era quella… la cifra e il paese corrispondeva… Anna Caterina ritorna ai fatti assurdi che seguirono quel giorno di primavera di due anni prima, a quello che era successo dopo, al dolore, all’abbandono, al silenzio, alla rabbia.

Benedetta se n’era andata. Aveva strappato quelle radici.

L’imberbe giovanotto, costretto, aveva dovuto rispondere a quelle domande insistenti.

“Hai raccontato a qualcuno della faccenda del notaio a Roma, dei milioni inviati in Congo?” domanda secca e diretta che gli veniva dalla “Capo Quartiere” quella donna che ormai da anni navigava consolidata nella fiducia pedissequa guadagnatasi ai bordi di quel sistema parallelo. Ricche le briciole da raccogliere per lei. Il compito atavico di chi passava a riscuotere le tasse era quello.

Non doveva farlo, non doveva parlare…ora sarebbe diventato rischioso.

Quella fondazione dove avevano movimentato tutti quei danari, tanti, ma tanti, qualcuno poteva chiedere da dove provenivano quei soldi, a cosa erano destinati, di chi erano.

Troppe domande cui non potevano rispondere, non dovevano, non volevano, in ballo c’erano troppi soldi, politici, corruzione, tangenti…

Piuttosto il problema era che si erano serviti della persona sbagliata. Quella storia doveva rimanere un segreto sacro. Il giovane avrebbe avuto una riconoscenza ma non per la reale responsabilità piuttosto sarebbe stata una gratificazione che forse non ne avrebbe neanche compreso appieno il motivo.

Un altro grattacapo esisteva, Benedetta ormai sapeva, era profondamente legata a quel giovane, ma la si poteva controllare. Niente di più facile che intervenire sullo stato psicologico dell’innamoramento di due giovani.

il vero incaglio era Anna Caterina. Lei avrebbe parlato, avrebbe raccontato e peggio avrebbe scritto di quella storia. Non potevano correre rischi. Occorreva fare qualcosa per evitare quell’impiccio. L’implume giovanotto non si poteva licenziare, avrebbe potuto parlare… allora si doveva interrompere quell’amore, quel legame …e come si fa… ma la mente umana, certe menti, non tutte, hanno quelle peculiari capacità logiche e di ragionamento che a tanti, molti ne è preclusa la comprensione, vuoi per mancanza di cultura, vuoi per genetica, vuoi per mancanza di esperienza, vuoi per la paura profonda della verità, vuoi per il profondo pregiudizio del realismo morale succhiato nel latte.

Basta le decisioni vennero prese. Lo sventato giovanotto si trovò a dover fronteggiare una situazione più grande della sua stessa statura, non era all’altezza, non ce la faceva, non poteva farcela.

O il lavoro o l’amore, la dignità e il decoro in quel momento diventa roba da scarto, neanche minimamente venne presa in considerazione, prevalse il bieco moralismo conforme e spregiudicato della sua vecchia famiglia ascesa da umili origini! Quella la prima scelta che dovette fare!

“Come si fa..come faccio” continuava a lamentarsi. “Non ce la faccio, io ci tengo a lei, la amo!” -“Devi farcela è in ballo il tuo futuro, rimani tagliato fuori da tutto, loro sono potenti, hai il lavoro ed è importante, uno status che molti invidiano …piuttosto aiutiamo Benedetta a stare lontano da quella donna, da Anna Caterina, poi pensiamo a come poter zittire lei, renderla innocua, in maniera che potrà parlare quanto vuole ma nessuno mai potrà darle più credito. Stai tranquillo ora ci pensiamo noi, tu pensa a lavorare dimentica tutto, stai sereno, lei partirà ma rimarrete in contatto, vi vedrete, starete ancora insieme, lei ti ama, non ti preoccupare, ti aiutiamo noi, la aiutiamo noi”

Per Benedetta il giovane aveva completamente perso la ragione!

Un legame intriso di possessione, aveva tarpato quelle ali, la voglia di volare, stroncato ogni seppur minima dignità! Non sapeva amare, non l’aveva mai imparato.
La voglia di camminare scemava, il ridere forzato, la testa poggiava su quelle spalle non fiere. Lo sguardo buttato a terra. Il pianto e la rabbia padroneggiava la sua vita.

Una disonestà antica in quel cuore di giovane folle cresciuto a curare più l’apparenza che l’essere. Aveva distrutto ogni cosa.
La amava si a suo modo, come aveva appreso, di un amore arido e doloroso! La mancanza di valori umani, il privilegio di una posizione sociale da mantenere. Questo aveva imparato dal padre vile e codardo! L’apparire, la facciata, non il decoro interiore. Aveva imparato e succhiato dal latte di quella madre, dalle sembianze che di volta in volta sulla scena del teatro della vita vestiva.

Il giovane aveva collezionato amori clandestini a iosa, sporchi, di ogni età, senza un benché minimo pudore e sentimento.

-“Sto male, io l’amo, non posso stare senza di lei, non posso fare a meno di lei, io m’ammazzo”-
La madre avvolta da una lunga e svolazzante vestaglia, ciabatte col tacco, il mento rialzato, testa all’indietro, inizia la sua recita accorata e spettacolare:
-”Pazzo, pazzo scellerato di un figlio, tu ci avrai sulla coscienza, avrai sulla coscienza chi ti ama, chi ti ha messo al mondo, chi per te farebbe e ha fatto ogni cosa, chi per te ha dato e darebbe la vita! Sciagurato figlio mio! Guarda quante donne ci sono, belle e tutte per te, giovani ma che soprattutto non ci separeranno mai, mai!”-

In un angolo seduto su una poltrona, la sua, il padre con la barba incolta, le spalle incurvate a sostenere un peso divenuto insopportabile di una vita trascorsa con una donna che aveva amato più di se stesso, ma mai riamato, piuttosto tradito, ascoltava silenzioso nella sua profonda disperazione. Quando ormai non c’era più tempo e aveva capito di avere dedicato la propria vita alla collera malata e scenografica di una donna che dalla puerizia non era mai uscita.
Lo aveva sempre e solo lasciato stare tanto da assumere l’aspetto di quel bamboccio di ceramica in bella vista sul mobile d’entrata di casa, cui le uniche attenzioni era lo straccio da passare per togliere la polvere.
Quella donna le sue passioni le sfogava in amori nascosti dove offriva generosa i suoi larghi seni…
Un burattino compunto lui!
-“Un modo ci sarebbe …mi ha appena informato come intendono fare!”

Le parole neanche servivano a chi aveva estremo interesse all’oblio su quella storia di quella tangente in Congo. Non avevano molto di cui discutere. Anna Caterina andava messa fuori gioco. Poi sarebbero stati altri che avrebbero attuato il come. Di certo chi poi avrebbe operato, insomma la manovalanza non avrebbe mai saputo il vero motivo ma altro.

Un tornaconto che pochi dovevano e potevano condividere.

Chi opera all’esecuzione è ben inserito nel sistema dell’ordine, della giustizia. Numeri che contano nell’anello del potere e del controllo. Pagati con posti di comando e giovato di elargizioni, favori, prebende, insomma pedine ‘prezzate’ che gravitano e operano nei meandri del potere con tanti favori da restituire. Alla fine Anna Caterina era scomoda, insidiosa, come l’imberbe amava definirla: “è pericolosa”.

Pochi dettagli furono dati doveva essere zittita, resa innocua, inabile.

Anna Caterina si decise, doveva essere interdetta.

Per fare ciò si scomodò un uomo. Un uomo corrotto, avvezzo al potere della corruzione. Un uomo che già aveva operato, profondamente già marcio. Un uomo che apparteneva al potere della politica. Un uomo che aveva a che fare però con la storia e la proprietà stessa di Anna Caterina.

Un uomo che già da da lontano su quella terra, aveva interessi, grossi interessi.

Il piano viene immediatamente chiarito sul come e attuato, ma per fare questo serviva un cavallo di Troia.

(Continua) dal racconto “La passiflora”

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Assuntina Antonacci

Mi chiamo Assuntina Antonacci, nasco ad Allumiere sui Monti della Tolfa nel segno dello scorpione. Il nome lo eredito da mia nonna Assunta, il mio babbo volle ingentilirlo.

In tasca una laurea in Lingua e letteratura Francese alla Sapienza di Roma, ai tempi che la fila per la segreteria era lunga e proseguiva sulle scale.

Ho insegnato fino al 2000 nelle scuole superiori pubbliche la lingua francese e per un certo periodo sono stato traduttore interprete al Tribunale di Civitavecchia. Ho tre figli, Luca, Emma-Beatrice e Andrea. Ho pubblicato, in inglese il libro “Fontana del Papa – the past & the pasta” con ricette di cucina. Nel 2012 la versione in italiano, dove pensavo di cucinare arrosto qualche politico.

Mi hanno dato qualche premio come “DONNAèWEB” a Viareggio e per il sito web “ElegantEtruria”il premio “Narrare il Lazio”. Dal 2000 in poi sono successe talmente tante cose travolgenti, vergognose, incredibili, sfacciate, bellissime come l’essere menzionati (con orgoglio) sul prestigioso National Geographic…ospitavo il mondo a casa mia. Mi piace scrivere, amo le parole da miscelare come i colori. Ho, avevo una azienda agricola, tanti ulivi centenari che continuano ad abbracciare il cuore e l’anima…

il resto deve ancora accadere…

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