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RIFORMA CARTABIA E VIOLENZA DOMESTICA – Aspetti procedurali e sostanziali

RIFORMA CARTABIA E VIOLENZA DOMESTICA – Aspetti procedurali e sostanziali

RIFORMA CARTABIA E VIOLENZA DOMESTICA

La cd Riforma Cartabia (L. 27/09/2021 n. 134) si innesta, approfondendolo, nel tessuto normativo del cd Codice Rosso (Ln. 69/2019) teso a  tutelare le vittime di violenza domestica e di genere.

 

La riforma ha inciso sia sul piano procedurale che su quello sostanziale

Le principali novità sono state:

  1. garantire la tempestiva adozione di misure di protezione;
  2. introdurre ulteriori obblighi informativi e di comunicazione in favore delle vittime;
  3. prevedere nuove misure atte a contenere il pericolo di recidiva del reo;
  4. inserire nuove figure di reato, nuove circostanze aggravanti, inasprendo nel contempo il trattamento sanzionatorio per i reati già esistenti.

La riforma si delinea in due direzioni:

1. quella de iure condendo ( art. 1), vale a dire programmatica in ordine ai principi ed ai criteri direttivi riguardanti i decreti legislativi attuativi entro il 19/10/2022;

2. quella di immediata attuazione (art 2), dettato normativo in vigore il 19/10/2021.

Prendendo pertanto in esame l’art.2, la prima parte (co 1-10) riguarda norme di efficacia generale che si applicano a tutte le fattispecie di reato, tra le quali si menziona un nuovo regime di prescrizione con l’introduzione della causa di improcedibilità per superamento del termine massimo di impugnazione; viene inoltre introdotta la nuova disciplina degli indagati apolidi, vale a dire cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea o cittadini di Stati UE ma privi di codice fiscale o che comunque sono o sono stati titolari anche di cittadinanza di Stato non appartenente all’Unione Europea.

Sempre l’art 2 ai co.11 -13 con efficacia immediata, estende la portata normativa delle norme di cui al cd. Codice Rosso (L.n. 69/2019), alle ipotesi del tentativo, dunque applicandosi per i delitti di tentato omicidio e di tentata violenza domestica e di genere, anticipando pertanto la tutela ad una fase prodromica maggiormente efficace in termini di protezione delle vitime di violenza domestica e di genere.

Nello specifico, il co.11 art 2 estende l’applicazione alle suindicate fattispecie di reato di tentato omicidio e delitti di cui a cd Codice Rosso realizzati nella forma del tentativo degli obblighi di comunicazione di cui:

-all’art. 90 ter co.1 c.p.p. in ordine alle comunicazioni relative ai provvedimenti di scarcerazione e di cessazione della misura di sicurezza  nonchè dell’evasione del reo, effettuate alla persona offesa e al suo difensore, se nominato (co.11 lett.a);

– all’art 659 co.2 bis c.p.p. secondo cui in caso di scarcerazione, il Pubblico Ministero che cura l’esecuzione ne dà immediata comunicazione, a mezzo della Polizia Giudiziaria, alla persona offesa e, ove nominato, al suo difensore (co.11 lett. d)

In tal caso, con l’estensione dei suddetti obblighi di comunicazione in relazione allo stato di libertà di movimento del denunciato si realizza una tutela anticipata dell’incolumità fisica delle  vittime.

Sulla medesima linea si è operata l’estensione degli artt. 362 co.1 ter c.p.p. e gli artt. 370 c.2 bis c.p.p. alle potesi del tentato omicidio e della tentata violenza domestica e di genere: con tali norme procedurali il legislatore ha voluto garantire una celere progressione del procedimento penale attraverso un’accelerazione delle attività di indagine e, di conseguenza, ove necessario, l’assunzione da parte del Pubblico Ministero delle determinazioni a protezione delle vittime.

In tal caso l’estensione del suddetto dettato normativo  ai delitti tentati ha ancora una volta realizzato la tutela delle vittime ad una fase prodromica di maggiore efficacia. 

La medesima estensione alle fattispecie di violenza domestica (e violenza di genere e tentato omicidio) nella forma del tentativo viene operata dal co.12 dell’art. 2 nel combinato disposto con l’art. 64 bis c.p.p. secondo cui, al fine di decidere in merito a procedimenti di separazione personale tra coniugi o di cause relative ai figli minori o di decisioni in merito all’esercizio della potestà genitoriale, devono essere trasmessi al Giudice civile, in copia e tempestivamente, determinati provvedimenti penali, quali le ordinanze che applicano misure cautelari personali o di sostituzione o revoca delle stesse, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, il provvedimento che dispone l’archiviazione e la sentenza emessa nei confronti di una delle parti.

Ne consegue, anche in tal caso, un’anticipazione della tutela.

Sempre la stessa estensione alle ipotesi del tentativo viene operata dal legislatore, nel co.13 art. 2, anche in ordine al disposto di cui all’art. 165 co.5 c.p.p., che subordina la sospensione condizionale della pena alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica o recupero di soggetti condannati per i reati di violenza domestica e di genere di cui al cd. Codice Rosso. In tal caso il Giudice dispone in sentenza il termine entro quale gli obblighi devono essere adempiuti.

Al co.15 dell’art 2 viene introdotta la previsione dell’arresto obbligatorio per il reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, di cui all’art. 387 bis c.p.

A  ben vedere, in tal caso si ravvisa una criticità laddove vi è un difetto di coordinamento con la disciplina in materia di misure cautelari personali: per il reato introdotto ex art 387 bis cp dal Codice Rosso, è prevista una pena non superiore a 3 anni, ma ciò impedisce al Giudice che convaliderebbe l’arresto obbligatorio di cui sopra, di poter applicare una misura coercitiva custodiale, dato che ex art 280 c.p.p.è consentito solo per i reati con pena superiore nel massimo ai 3 anni, costringendo pertanto il giudice della condanna a rimettere il soggetto in libertà (sic!), ma è pur vero che il co.3 dell’art. 280 c.p.p. in caso di trasgressione alle prescrizioni  inerenti una misura cautelare ( e sarebbe questo il caso) consente, ad un giudice diverso da quello della convalida, l’inosservanza di quei limiti.

Inutile dire che in tal caso si potrebbe  comunque o alzare il limite edittale  del reato de quo o inserire una deroga espressa nella norma procedurale, ma non è questa la sede per un approfondimento in tal senso.

Da questo breve excursus, sostanziale e procedurale, risulta evidente come la Riforma Cartabia abbia indubbiamente completato la regolamentazione in materia di violenza domestica ed in genere dei reati contemplati dal Codice Rosso, anticipandone la tutela alle fattispecie prodromiche e ciò a dimostrazione della grande importanza rivestita da tali tematiche per il legislatore italiano. 

 

Avv. Antonella Volpe

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